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Per la sua collocazione geografica, le vicende storiche, le testimonianze artistiche ed archeologiche, gli aspetti demo-etno-antropologici, il santuario di San Matteo rappresenta un melting pot unico e originale. E le prassi cultuali e devozionali nonché le tradizioni e le manifestazioni folkloriche, risentono di queste molteplici variabili.

Gli avvicendamenti storici che il complesso subì a partire dall'XI secolo, periodo al quale risale la primo documento scritto sul santuario, com'è naturale, determinarono non soltanto trasformazioni gestionali, architettoniche, liturgiche, ma anche reinterpretazioni del luogo e dei suoi orientamenti cultuali.

LA RELIQUIA

L'abbazia di San Giovanni de Lama infatti, convertita alla venerazione per l'apostolo Matteo, assorbì motivi e forme devozionali di quel culto per il Primo Evangelista già diffuso in terra di Capitanata a motivo di una reliquia attribuitagli, un dente molare, proveniente da area campana verso la fine del Cinquecento e, secondo la tradizione, dotata di una potente virtus taumaturgica. È verosimile che la reliquia sia giunta dalla cattedrale di Salerno, dove era custodita a seguito della traslazione delle spoglie del Santo.

La reliquia è conservata in un reliquiario argenteo di XVII secolo che, in occasione dei lavori di risistemazione delle aree di culto per il Giubileo del 2000 è stato oggetto di un intervento di ridefinizione dell'apparato espositivo. Collocata nella parte posteriore dell'altare maggiore della chiesa, è stata incastonata in un complesso scultoreo realizzato dall'artista locale Nicola Petruccelli. Le scene sui pannelli rappresentano il classico repertorio iconografico di san Matteo: la chiamata dell'Apostolo da parte di Gesù, la cena in casa di Matteo e l'Evangelista scrivente. In occasione dei pellegrinaggi ne è permesso il bacio.

Il complesso abbaziale, a partire dal XVI secolo, tramutò dunque la sua destinazione: non più esclusivamente luogo di transito, assistenza e accoglienza per i pellegrini diretti al santuario di micaelico di Monte Sant'Angelo, ma centro propulsore del culto di san Matteo e di intensa devozione popolare. Alla fine del XVI secolo, sullo stesso altare fu collocata una statua in legno d'ulivo scolpito e dipinto che rappresenta l'evangelista Matteo seduto in cattedra, con un libro aperto nella mano destra e una penna nella sinistra (tipico attributo dell'Evangelista). Sulla statua ancora si discute sia in merito alla datazione sia sull'identità della scultura, a partire dall'ipotesi (che, peraltro, non tutti gli studiosi accolgono) che fosse in origine un Cristo benedicente, riadattato e “travestito” come Matteo alla fine del sec. XVI.

I RITI

Il complesso santuariale riveste ancora oggi quel ruolo di centro di accoglienza che ricorda l'antica funzione di xenodochium.
L'incremento progressivo del pellegrinaggio (favorito, negli ultimi anni, anche dalla vicinanza con il santuario di San Pio da Pietrelcina a San Giovanni Rotondo) impegna quotidianamente la comunità dei frati che curano l'ospitalità di singoli e gruppi. In aggiunta ai momenti di preghiera, di spiegazione delle vicende storiche che hanno interessato il santuario e di illustrazione del patrimonio artistico, l'accoglienza ai pellegrini si arricchisce di riti particolari, legati al culto di San Matteo, intriso di elementi derivanti dalla cultura contadina della Capitanata e del Gargano; San Matteo è protettore delle popolazioni rurali di questo territorio.

Uno di questi riti consiste nella benedizione dell'olio e nella unzione della fronte, oggi concessa a tutti i pellegrini ma riservata in origine a persone che avevano contratto la rabbia in seguito al morso di un cane ammalato o a coloro che avevano subito danni o offese da parte di altri animali. Era usanza, altresì, condurre presso il santuario gli animali domestici, il bestiame, gli attrezzi agricoli e ungerli con l'olio di san Matteo, per preservare da malattie ed epidemie gli animali e propiziare le attività agricole; in tempi più recenti, un frate questuante percorreva strade di campagna recando con sé l'olio santo.

Oggi i devoti sono soliti portare a casa una boccettina di olio, benedetto attraverso una formula particolare. L'affidamento della protezione del bestiame al Santo si desume anche dall'intitolazione a Matteo della tradizionale fiera del bestiame che si teneva il 21 settembre (ricorrenza della festa) e alla presenza, presso numerose stalle della zona, dell'immagine di Matteo. Inoltre è noto che, fino agli anni '60 del Novecento i contadini offrivano al Santo le primizie del raccolto, il primo agnello del gregge, il primo maialetto, il primo puledro.

Il patrocinio di san Matteo si estende in particolare ai cavalli, tanto che per lungo tempo fu consuetudine dare loro il nome di Matteo. Testimonianza di questo speciale patrocinio si ritrova in un medaglione marmoreo che raffigura il volto dell'Evangelista mentre ammira una testa di cavallo, realizzato attorno al 1927 da uno scultore locale e destinato a ornare il fastigio del tempietto dell'altare maggiore. Una forma “attualizzata” di devozione, sviluppatasi in tempi recenti, consiste nell'affidare alla protezione del Santo la propria auto, facendola benedire nel suo nome. È un rito praticato anche in riferimento ad altri mezzi di locomozione.

Il patrocinio di Matteo si estende inoltre, in virtù della sua occupazione di gabelliere, alla Guardia di Finanza, ai banchieri, ai ragionieri, ai dottori commercialisti.

VISITATORI E PELLEGRINI

Il santuario oggi si configura come attivo centro polifunzionale. Agli ambienti dedicati alla liturgia, alla preghiera, alle pratiche cultuali e devozionali, si fondono spazi culturali di grande rilievo, come la biblioteca-museo. E anche nel prezioso patrimonio librario e nella diversificata e ampia dotazione museale emergono quei motivi e significati propri del culto e della devozione per san Matteo.

Il sito è interessato da un intenso flusso di pellegrini, che vi giungono, in compagnie organizzate o in gruppi autonomi, di provenienza regionale, nazionale e internazionale: Puglia, Abruzzo, Molise, Campania, ma anche Irlanda, Germania, Svizzera, Francia, USA, Canada, Australia. Un rituale dei novizi della Compagnia di San Marco in Lamis consiste nel raccogliere, lungo il sentiero, una pietra, metafora dei propri peccati, che viene portata fino alla vetta. Una volta giunti sul pianoro, ogni pellegrino getta simbolicamente la pietra alle spalle, in segno di liberazione dal peccato.

I pellegrinaggi si intensificano in autunno, in coincidenza della festa liturgica del Santo, il 21 settembre. In questa occasione la reliquia di san Matteo viene esposta alla devozione dei fedeli e portata in processione fino a Borgo Celano. Anche nel mese di maggio si registra un ulteriore incremento delle presenze, in occasione delle ricorrenze micaeliche a Monte Sant'Angelo e nicolaiane a Bari.