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La cappella di San Michele in vertice montis, nota anche come “San Michele di Cima”, è il più alto santuario micaelico in territorio italiano; sorge a 1567 m s.l.m. sulla vetta del monte chiamato “Pizzo San Michele” o “Taurino”, compreso nel parco regionale dei monti Picentini e afferente al territorio comunale di Calvanico, in provincia di Salerno.

calvanicopanorama

La cappella è stata elevata a santuario diocesano con decreto del 25 gennaio 2012, emesso dall’arcivescovo Metropolita di Salerno, Campagna, Acerno, monsignor Luigi Moretti.

L’insediamento che rientra fra i numerosi luoghi di culto micaelici, la cui fondazione è spesso riferibile ai Longobardi, situati sull’asse viario Salerno-Avellino-Benevento: un percorso che, immettendosi sulla via Traiana, connetteva il Sannio con il Gargano. Nello specifico, tuttavia, l’origine longobarda per il sito di San Michele in vertice montis, sebbene in linea di principio verosimile, non è corroborata da attestazioni archeologiche o documentarie.

Le prime fonti documentarie sulla cappella sono i verbali di alcune visite pastorali, datati 1661, 1663, 1667, 1671, 1677. L’ultima è senza dubbio la fonte più esaustiva: si tratta di una visita compiuta il 28 maggio 1677 per conto del vescovo di Salerno Alfonso Alvarez. 

Non vi è invece riscontro dell’esistenza, talora richiamata dagli studiosi e riproposta anche nel romanzo “Edvige e Paolo” scritto dal sacerdote calvanicese Francesco Gismondi (Salerno 1933), di una bolla pontificia di Urbano IV (1261-1264) risalente al 1262, che avrebbe ascritto al Taurino la qualifica di “monte sacro”.

Al santuario si giunge lungo un sentiero di montagna, mediamente impegnativo, da percorrere necessariamente a piedi almeno a partire dalla località detta “Acqua Carpegna”. A tre quarti del cammino si segnala un sito noto come “Epitaffio”. Si tratta di un’edicola sulla cui facciata anteriore è presente un’epigrafe marmorea, datata al 1616, che recita: Divoto passeger che stanco/ e lasso/ ad adorar Michele affretti/ il passo,/ qui li cibi pascali/ lasciar dei, altrimenti/ sconvolti l’elementi,/ turbato il ciel vedrai,/ e in un istante vindice il santo avrai/ e non amante.

Si può senz’altro ritenere che questo luogo segnali l’inizio dello “spazio sacro” del santuario micaelico, come dimostra una serie di accorgimenti di natura rituale cui i pellegrini, e spesso anche i semplici visitatori e i turisti, devono attenersi (cfr. sezione Culto e tradizioni).

I pellegrinaggi presso San Michele in vertice montis, che già nel Seicento dovevano avere una storia significativa alle spalle, si svolgono tuttora almeno in quattro occasioni: l’8 maggio e il 29 settembre, dies festi dell’Arcangelo, il 12 luglio e il 28 agosto, dies festus di sant’Agostino. La storia della cappella si lega infatti a quella degli Agostiniani, che fondarono nel 1468 il convento dell’Annunziata di Piano a Montoro e nel 1564la “Confraternita di Santa Caterina a Calvanico” presso un’omonima chiesa, la cui ubicazione nell’abitato non è stata ancora individuata con esattezza (alcune ipotesi identificano l’edificio con quello contiguo all’attuale chiesa del Ss. Salvatore).