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La grotta è stata oggetto di culto ininterrotto, a partire da età romana e forse pre-romana. L'idolo antichissimo sagomato su una stalattite è tuttora oggetto di studio, nonostante la sua sparizione, allo scopo di identificare la figura femminile a cui era dedicato, forse una divinità Sabina.

Le vaschette ai lati della scultura, ancora riconoscibili, avevano molto probabilmente una funzione cultuale.

Durante il Medioevo le fonti testimoniano la fortuna enorme che conobbe il santuario, divenuto oramai micaelico, meta di pellegrinaggi copiosissimi e fonte di rendite notevoli, per le quali divenne oggetto di aspre contese fra le istituzioni ecclesiastiche concorrenti.

La scultura femminile era collocata nel punto più fondo della grotta, nel quale si può procedere solo carponi, e almeno dal secolo scorso è stata meta di culti vari di tipo stregonesco, tanto che il luogo è definito dai locali anche come “antro della strega”. Era possibile infatti riconoscere residui di pratiche di vario tipo, come “forcinelle di ferro, ossa umane e stoppini unti di grasso bruciacchiato mescolato alla polvere dell'antro” (Don Carmelo Cristiano, Osservatore Romano , 11 ottobre 1963, n. 235, p. 7), fino a quando, proprio in seguito ai continui atti vandalici compiuti da coloro che si recavano nella grotta, ai quali va anche attribuita la sparizione della stessa scultura femminile negli anni Ottanta, l'accesso fu chiuso.

La grotta è meta di una processione annuale che si tiene l'8 maggio, giorno della dedicazione del santuario e festa dell'angelo Michele, e a tutt'oggi sono visibili numerosi ex-voto posizionati sull'altare ed intorno, a testimonianza di una devozione ancora viva.