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San Michele sul Monte Tancia - Storia e Antropologia

S. Michele a Monte Tancia è un santuario rupestre situato sulle pendici occidentali del monte Tancia (monte alto circa 1280 m fra il Velino e il Tevere, fra Rieti e s. Maria di Farfa), in provincia di Rieti, comune di Monte san Giovanni in Sabina, ed è raggiungibile soltanto a piedi attraverso un sentiero pietroso e una ripida scalinata che conduce sulla cima di una parete rocciosa che si staglia a metà altezza del monte. La grotta è lunga circa 15 m. e alta all'ingresso 2 m., ma gradualmente digrada verso l'interno, fino a raggiungere gli 80 cm nella parte più bassa.

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PERIODO PRE-CRISTIANO

La prima attestazione del santuario risale all'anno 773 d.C., quando compare nel Chronicon Farfense . Ma il santuario ebbe certamente una fase pre-cristiana di cui è difficile fornire un terminus post-quem , per mancanza di attestazioni letterarie. Il culto è documentato tuttavia dalla presenza in fondo alla grotta di una scultura di una divinità femminile scolpita in una stalattite, affiancata da due vaschette destinate ad uso cultuale, anch'esse scavate nella roccia. Secondo alcune ipotesi la statua potrebbe essere identificata con una divinità locale o con la dea Vacuna, la cui venerazione è ben attestata in Sabina da epoca romana e preromana, come dimostrano i resti di un tempio a lei dedicato poco distante dal Tancia, a Cerchiara, e la menzione dei Vacunae nemora da parte di Plinio. Tale manufatto è stato purtroppo oggetto di atti vandalici negli anni ottanta del secolo scorso, per cui a tutt'oggi non è più visibile, ma ne abbiamo descrizioni e restituzioni fotografiche risalenti agli anni Sessanta (Mara, 1962).

ETÀ TARDOANTICA

La consacrazione all'angelo Michele del santuario è narrata in una leggenda di fondazione, la Revelatio seu apparitio s. Michaelis Archangeli in Monte Tancia , di cui si suppone la circolazione, a livello di elaborazione e diffusione orale, tra X e XI secolo, mentre la redazione scritta non è precedente all'XI secolo (Aulisa, 1994). La leggenda colloca la fondazione del santuario cristiano in epoca costantiniana, sotto il pontificato di papa Silvestro I (314-335 d.C): secondo il racconto il pontefice si era rifugiato sul monte Soratte a causa delle persecuzioni di Costantino, e da lì avrebbe assistito allo scontro fra l'arcangelo e un drago pestilenziale, che dalla grotta mieteva vittime fra i coloni Sabini con il suo mortiferus flatus . Testimone della vittoria miracolosa di s. Michele sul drago, papa Silvestro si reca sul monte Tancia e l'8 maggio dedica il luogo all'Arcangelo Michele, fondando quindi l'omonimo santuario.

L'attribuzione della consacrazione del santuario a papa Silvestro risponde chiaramente alla necessità di conferire nobili natali al luogo, ma non è possibile datare con certezza l'insediarsi del culto micaelico in sito . La devozione verso l'Angelo è infatti ben documentata in Oriente già dal I secolo d.C., ma si diffonde successivamente anche in Occidente.

Fra le più antiche attestazioni del culto in Italia è da annoverarsi la basilica di s. Michele al VII miglio della via Salaria, sulla collina di Castel Giubileo, che è stata oggetto di indagini archeologiche recenti, e che forse è collegabile con il nostro santuario, situato sul valico più alto della medesima via. La presenza di una chiesa dedicata all'angelo al VII miglio della Salaria è confermata da diverse fonti, quali il Martirologio Geronimiano, molto diffuso fra le comunità cristiane già dalla fine del V secolo, in cui esso compare con il giorno di dedicazione al 29 settembre; inoltre, nel Sacramentarium Veronense , una delle raccolte più antiche di testi liturgici romani, si trovano una serie di formule dedicate all'inaugurazione di una basilica angeli sulla via Salaria: le preghiere che citano esplicitamente l'arcangelo Michele risalgono alla fine del V secolo. Alla stessa basilica potrebbe riferirsi una notizia presente nel Liber Pontificalis , inserita nella biografia di papa Simmaco (498-514), secondo la quale il pontefice restaurò e ampliò una basilica dedicata a s. Michele a Roma (secondo la fonte Simmaco grados fecit et introduxit aquam nella chiesa micaelica). Il culto di s. Michele quindi è ben testimoniato a Roma e dintorni, diffuso attraverso la via Salaria e anche lungo la via Cassia, in epoca precoce, sicuramente già nel V secolo.

In seguito la devozione all'Angelo è incrementata e diffusa capillarmente, in Italia meridionale e in modo particolare in Sabina, sotto la dominazione dei Longobardi, che fecero di s. Michele il loro santo protettore, accentuandone le connotazioni guerresche.

EPOCA LONGOBARDA E MEDIEVALE

Come detto, la prima menzione del santuario compare nel Chronicon Farfense , relativamente all'anno 773, quando il duca Hildeprando di Spoleto concede all'abate di Farfa Probato il gualdo del Tancia cum aecclesia Sancti Angeli seu cripta illius ( CF I, p. 158, rr. 15-17 ). La fonte testimonia l'importanza cultuale del santuario e l'abbondante afflusso di pellegrinaggi, certamente in linea con la rilevanza conferita alla venerazione di s. Michele da epoca longobarda in poi.

Nel secolo XI il santuario fu oggetto di aspra contesa fra il vescovo di Sabina Giovanni e l'abate di Farfa Berardo I, i quali accampavano diritti di possesso sul luogo, certamente per i forti interessi economici e religiosi ad esso legati, collocato com'era in posizione strategica fra il Ducato longobardo di Spoleto e il ducato Romano, su una delle principali vie di collegamento fra Rieti e Roma ( CF II, pp. 133-134). L'amministrazione delle confessioni ai pellegrini, le donazioni, le offerte degli stessi e le sepolture dei potenti presso il santuario erano evidentemente fonte di prestigio economico e religioso. Il vescovo Giovanni distrusse l'altare presente nel santuario e trafugò le reliquie ivi conservate, e Berardo I di Farfa ricostruì l'altare e vi depose nuove reliquie. Intanto il vescovo Giovanni, colpito da una serie di prodigi, ritornò sui suoi passi restituendo le reliquie, ma continuò a reclamare il possesso del santuario appellandosi direttamente al pontefice Leone IX, il quale però optò per la restituzione a Farfa.

La situazione rimase invariata almeno fino al 1118 ( RF V, doc. 1318, p. 302), quando il santuario appartiene ancora a Farfa, concepito come una dipendenza ( cella ) dell'abbazia di Farfa e affidato alla cura di monaci ( RF IV, doc. 934 e 935, a. 1063, pp. 328-329). Nel 1343 è sotto la giurisdizione del vescovo di Sabina, prima compreso nella diocesi di Forum Nuvum e poi nella diocesi di Rieti.

ATTUALITÀ

Il santuario è stato oggetto di devozione continua durante i secoli. Attualmente fa parte della circoscrizione della parrocchia di San Giovanni Battista di Monte San Giovanni Sabino, ed è a tutt'oggi in vigore, ancora meta di pellegrinaggi, soprattutto in occasione delle festività legate a san Michele: il 29 settembre, l'8 maggio, e durante il periodo quaresimale.