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A partire da diverse sensibilità e competenze scientifiche, che investono la storia delle religioni, l'antropologia e l'archeologia, la ricerca dell'Unità di Padova ha per oggetto i “santuari d'acqua” nel mondo greco – e in particolare nell'Occidente greco in area siracusana – antico e tardo-antico: essi appaiono quali luoghi di culto in cui acque di mare, di fiume, di palude, sorgenti e specchi d'acqua assumono una particolare funzione catalizzatrice, che permane anche dove i siti vengano poi risemantizzati in senso cristiano.

Connotare un'area sacra come “santuario d'acqua” significa riconoscervi la presenza dell'elemento acqueo, sgorgato naturalmente o condotto artificialmente, e l'utilizzo dello stesso all'interno di una dimensione cultuale. I “santuari d'acqua” si caratterizzano per ritualità e modalità di frequentazione diverse: tale classificazione appare quindi uno strumento concettuale operativo da sottoporre a verifica attraverso due principali strategie di ricerca, quella comparativa e quella interdisciplinare, con particolare attenzione all'indagine archeologica e storico-religiosa.

L'analisi archeologica relativa ai luoghi di culto caratterizzati dalla presenza dell'acqua, alla loro ubicazione topografica, alle strutture correlate all'acqua (tubature, vasche, fontane, cisterne, pozzi), procede contestualmente all'analisi delle testimonianze storico-letterarie intorno ai singoli complessi santuariali da un lato, al ruolo delle acque “sacre” nel culto dall'altro. La prima si concentra in particolare sulle aree sacre della Sicilia greca, il cui patrimonio mitico e rituale conosce scenari dai tratti fortemente “acquatici”, elemento senz'altro di rilievo in una terra dove il caldo e l'arsura sono tratti caratteristici del paesaggio. Particolare rilievo assumono in questo senso le aree sacre del Siracusano e in particolare tre realtà che, in epoca arcaica, erano situate in posizione appartata rispetto al nucleo urbano, in luoghi impervi: il cosiddetto Ninfeo sul colle Temenite, l'Artemision di Scala Greca e l'area sacra di Tor di Conte, questi ultimi situati rispettivamente sul margine settentrionale della terrazza dell'Epipole e lungo le sue pendici meridionali. Si tratta di strutture intagliate nella roccia che trovano interessanti parelleli ad Acre dove si trova infatti il complesso dei Templi Ferali, un insieme di grotte e nicchie al cui interno sono situate canalette e un bacino per la raccolta dell'acqua piovana; nell'Ennese dove nei pressi del lago di Pergusa, a Cozzo Matrice, una rupe presenta un susseguirsi di cavità, naturali ma parzialmente risistemate da interventi antropici, cui si accede attraverso una scaletta intagliata nella roccia; nell'agrigentino dove è presente il santuario di San Biagio, una realtà per molti aspetti ancora enigmatica, caratterizzata da tre grotte precedute da un edificio in muratura e da un recinto parzialmente lastricato in un ambiente naturale particolarmente suggestivo.

L'analisi della documentazione archeologica relativa ai luoghi di culto caratterizzati dalla presenza dell'acqua, procede contestualmente all'analisi delle testimonianze storico-letterarie intorno ai singoli complessi santuariali da un lato, al ruolo delle acque “sacre” nel contesto storico-religioso classico e tardo-antico dall'altro : quest'ultima in particolare permette di confrontare le testimonianze dirette sui santuari d'acqua della Sicilia a contesti analoghi presenti in Grecia e in Asia Minore, così come di confrontarsi con l'enorme patrimonio mitologico in cui “figure d'acqua” – divine o extra-umane – assumono un ruolo di primo piano (pensiamo soltanto alle Ninfe).

In una prospettiva storico-comparativa, propria della Storia delle religioni, particolare rilevanza si intende attribuire all'indagine del rapporto acqua-divinazione-terapia, là dove l'attività iatrica e iatromantica si configura spesso come azione nomotetica e la cura non si risolve esclusivamente nella rimozione della malattia.

Si intende pertanto procedere a una lettura della dimensione materiale e simbolica, nella consapevolezza che, se l'acqua sembra in genere manifestarsi come canale di mediazione tra umano ed extraumano, essa agisce in modo profondamente differente all'interno dei diversi sistemi storico-religiosi che hanno abitato ed abitano il Mediterraneo.