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La “basilica” rupestre

L’unità rupestre di contrada San Giovanni si apre sul versante ovest del costone roccioso sulla cui sommità sorge l’abitato di Rometta. L’ambiente presenta un impianto quadrangolare di larghezza pari a circa 10 m, originariamente articolato in sette navate suddivise da dodici pilastri, otto dei quali demoliti per utilizzare la struttura come stalla. Le superfici interne dell’ipogeo presentano molteplici segni di lavorazioni, conseguenti alla variazione d’uso che ha subito nel corso dei secoli.
La navata centrale termina con una nicchia, mentre le sei navate laterali con altrettante edicole; in corrispondenza della navata centrale vi è uno scavo nella superficie pavimentale, tanto da essere stata avanzata l’ipotesi di una sepoltura.

L’ipogeo di contrada Sotto Castello

L’unità rupestre sita in contrada Sotto Castello si apre sul versante settentrionale del suddetto costone ed è costituita da due ambienti: il più ampio ha forma pressoché quadrata (circa 3,80x3,50 m), mentre il secondo, di forma irregolare e di modeste dimensioni (profondità massima di circa 2,50 m), è disposto lungo la parete est dell’ambiente di dimensioni maggiori. La superficie intradossale dell’ambiente principale è sagomata a formare una copertura a due falde.
Sulle superfici dell’ipogeo è possibile “leggere” i segni delle lavorazioni, le tracce del riuso ed una serie di croci incise. In particolare, sulla parete est vi sono alcune nicchie scavate nella roccia, mentre la parete di fondo è caratterizzata da una sequenza di croci incise, tra cui spicca quella tracciata in asse con la parete e in prossimità del “colmo”. Una profonda lesione interessa il banco roccioso, tagliando – lungo l’asse mediano trasversale – l’ambiente di dimensioni maggiori

Il rilievo: notizie tecniche

Nel rilevamento dei due ipogei sono state adoperato tecniche range-based integrate con tecniche image-based, per sfruttare al meglio le potenzialità dei due approcci.
Abbiamo usato un laser scanner TOF ad impulsi per scandire le due unità rupestri e l’immediato intorno. Mediante 11 scanworld (posizionamenti del laser scanner) abbiamo costruito il modello numerico dell’interno della “basilica” e del suo intorno: una “nuvola” di circa 57 milioni di punti; sono invece bastati 6 scanworld per scandire l’ipogeo di contrada Sotto Castello e il circostante versante, dando luogo ad una “nuvola” di circa 23 milioni di punti.
In entrambi i casi, partendo da una nuvola di punti non strutturata, abbiamo generato dei modelli poligonali (mesh) in grado di descrivere le superfici e gli assetti delle due unità rupestri.
Oltre all’acquisizione con laser scanner, abbiamo sfruttato la fotogrammetria digitale per generare i modelli poligonali di alcune parti delle due unità rupestri, con una risoluzione geometrica e una resa fotorealistica superiori a quelle derivanti dalla mesh dedotta dai dati acquisiti con il laser. Le riprese riguardano le incisioni e i segni delle lavorazioni presenti sulle superfici dell’ambiente di dimensioni maggiori dell’ipogeo in contrada Sotto Castello, nonché una parte delle superfici della parete di fondo della “basilica” rupestre.
Sfruttando le potenzialità e le modalità grafiche proprie delle tecniche impiegate, a partire dalla nuvola di punti e dai modelli poligonali, abbiamo sondato la possibilità di ottenere figurazioni orientate a una prima trascrizione sintetica della morfologia (e.g. curve di livello, piante canoniche, viste dedotte dalla mesh), utili per descrivere le due unità, i segni del riuso, etc.