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L'Unità di Bari riveste in primo luogo la funzione di coordinare tutte le attività e le ricerche sviluppate nelle singole Unità Locali.

Ai fini della realizzazione del Progetto, i componenti dell’Unità barese perseguono i seguenti obiettivi:

  1. studiare il tema generale degli spazi sacri focalizzandosi in particolare sui complessi santuariali di San Matteo a San Marco in Lamis (Foggia) e San Michele di Cima a Calvanico (Salerno), sui quali vengono sviluppate molteplici ricerche di taglio interdisciplinare (archivistico, archeologico, agiografico).

  2. pubblicare un'edizione critica, completa di traduzione e commento, del testo di fondazione del santuario di San Michele a Monte Sant'Angelo: il Liber de Apparitione Sancti Michaelis in Monte Gargano.

  3. produrre un modello teorico di "buone prassi" relativo alla gestione anche museale degli spazi santuariali, in funzione delle problematiche connesse al santuario come luogo sacro e, contestualmente, come contenitore di un patrimonio significativo di beni culturali e luogo della loro fruizione

1) Spazi sacri e santuari 

L'Unità di Bari ha concentrato l'attenzione sui santuari di San Michele di Cima a Calvanico (Salerno) e, soprattutto, di San Matteo a San Marco in Lamis (Foggia), considerato "santuario capofila" delle ricerche del Progetto.

- Il santuario di San Michele di Cima, situato nel piccolo comune di Calvanico in provincia di Salerno, sorge in un luogo di grande interesse per quanto concerne i percorsi di pellegrinaggio, che si snodavano sin dall'epoca longobarda da Salerno e Benevento fino a Monte Sant'Angelo. Si tratta, probabilmente, del santuario micaelico italiano posto ad altitudine più elevata (1567 m s.l.m.); esso è legato a tradizioni storico-archeologiche, agiografiche e devozionali di estremo interesse, sulle quali i ricercatori dell'Unità hanno in corso una serie di indagini.

- Il santuario di San Matteo, già abbazia di San Giovanni della Lama, è un complesso monumentale assai significativo sul piano storico, architettonico, cultuale: esso conserva ancora il profilo austero dell'antica abbazia benedettina, la cui esistenza è documentata dall'XI secolo; tuttavia, a partire dalla fine del XVI secolo, è stato retto dai Frati Minori Francescani. Si eleva a controllo della valle di Stignano, sulla cosiddetta via sacra Langobardorum, meglio indicata come "via Francigena del sud" o "Francesca", un percorso di pellegrinaggio più che millenario, che convoglia i fedeli e i viaggiatori dai territori della Campania (Salerno, Benevento, Irpinia) e della Capitanata verso il santuario di San Michele Arcangelo.

San Matteo si trova dunque all'imbocco del tratto garganico di un itinerario di grande valore storico e naturalistico che, passando per San Giovanni Rotondo, raggiunge Monte Sant'Angelo.

I tesori custoditi nel santuario, uno straordinario ed eterogeneo patrimonio di arte colta e popolare, sono in corso di catalogazione e studio da parte dei ricercatori dell'Unità di Bari e di Enna: si tratta di paramenti sacri risalenti anche al XV secolo, santi in campana di vetro, una cospicua collezione di tavolette votive, un lapidarium medievale, una raccolta di pezzi archeologici, una collezione di ex-voto e di reliquie fra cui quella, famosa, del dente dell'apostolo Matteo, la cui virtus taumaturgica si esplicherebbe principalmente contro i morsi dei cani. Tale patrimonio, una volta acquisito e catalogato, verrà reso fruibile tramite la costituzione di una banca dati informatica consultabile non solo da parte degli specialisti, ma anche da un’utenza più ampia. È in corso, altresì, una campagna di sopralluoghi archeologici sul territorio e di ricognizioni documentarie negli archivi provinciali, diocesani e vaticani, al fine di operare una ricostruzione storicamente rigorosa delle complesse e alterne fasi di vita del complesso.

Il santuario ospita anche una ricchissima biblioteca diretta da padre Mario Villani, nella quale è attivo un gruppo di studio che contribuisce a renderla un fecondo ambiente di ricerca, di dialogo e di accoglienza per studiosi, pellegrini, visitatori.

2) Liber de Apparitione Sancti Michaelis in Monte Gargano

Il Liber de apparitione Sancti Michaelis in monte Gargano, il cui nucleo compositivo più antico risale alla seconda metà del VIII secolo, è un testo agiografico di primaria importanza per la storia del culto micaelico e del suo insediamento sul Gargano. Dell'opera sono state costituite alcune edizioni critiche, per varie ragioni non pienamente soddisfacenti, da F. Ughelli nel Seicento, dal bollandista J. Stiltingh per gli Acta Sanctorum, fino al testo ottocentesco di G. Waitz per i Monumenta Germaniae Historica. Dopo ulteriori studi condotti da Vito Sivo (Ricerche sulla tradizione manoscritta e sul testo dell’Apparitio latina, in Culto e insediamenti micaelici nell’Italia meridionale fra tarda antichità e medioevo, a cura di C. Carletti, G. Otranto, Bari 1994, pp. 95-106), i lavori per una nuova edizione critica, completa di traduzione e commento, sono attualmente affidati ad Alessandro Lagioia. A tale scopo sarà condotta una campagna di acquisizione dei circa 150 manoscritti dell'opera, che verranno censiti, collazionati e recensiti. Parallelamente si procederà a un esame della versione greca del Liber de apparitione curata da Sandro Leanza (Una versione greca inedita dell’«Apparitio s. Michaelis in monte Gargano», Vetera Christianorum 22, 1985, pp. 291-316), rispetto alla quale si avverte l’esigenza di ulteriori approfondimenti per la storia degli studi micaelici. L’esame critico anche di questo testo potrà contribuire a illuminare la storia dei rapporti tra il santuario garganico, i Bizantini e i Longobardi tra VI e IX secolo.

3) Buone prassi di museologia santuariale 

L'Unità barese si assume il compito precipuo, di concerto con le altre Unità, di realizzare un modello teorico di museografia santuariale, che si proponga come strumento esemplare di risoluzione di problemi e indicazione di "buone prassi" in riferimento alla gestione museale di uno spazio sacro. Il modello museografico contempla obiettivi riassumibili in cinque elementi, correlati all’idea stessa dell’ente-museo: acquisizione degli oggetti costituenti la dotazione museale; conservazione delle testimonianze materiali secondo norme e modalità vigenti in materia; studio dei beni custoditi per pervenire a una conoscenza completa delle loro caratteristiche fisiche, storico-artistiche, demo-etno-antropologiche etc.; definizione di strumenti, sistemi e modalità di comunicazione della dotazione museale in base a diversificate utenze di riferimento; ideazione di percorsi espositivi del patrimonio museale. Si tratta di un iter non esente da problematiche: basti citare, oltre agli ovvi problemi di conservazione e di catalogazione delle opere, la necessità di assicurare un’adeguata interazione fra spazio espositivo e manufatto e di ricercare una compatibilità degli standard museali con la destinazione cultuale del luogo.