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In relazione all’obiettivo primario del progetto, l’Unità di Padova si propone di indagare i santuari quali spazi sacri di produzione e rinegoziazione identitaria, di scambio tra la dimensione umana e quella extra-umana e di concrete pratiche interculturali. Dall’antichità ad oggi i santuari si presentano, infatti, quali fulcro di itinerari, che attraversano e ridefiniscono paesaggi, assetti sociali ed economici, sollecitando memorie mitiche e storiche, coinvolgendo esperienze individuali e collettive. Essi rappresentano dei luoghi esistenzialmente e processualmente “densi” in cui appare in gioco la dimensione politica, così come quella estetica, l’ambito religioso come quello terapeutico, in cui intervengono processi di negoziazione e costruzione sociale e culturale che ci parlano della realtà del sacro come realtà storica. A partire da diverse sensibilità e competenze scientifiche, che investono la storia delle religioni, l’antropologia e l’archeologia, i componenti l’Unità intendono in particolare soffermarsi sui “santuari d’acqua” nel mondo greco – e in particolare nell’Occidente greco in area siracusana – antico e tardo-antico: essi appaiono quali luoghi di culto in cui acque di mare, di fiume, di palude, sorgenti e specchi d’acqua assumono una particolare funzione catalizzatrice, che permane anche dove i siti vengano poi risemantizzati in senso cristiano. Essi si caratterizzano per cultualità e modalità di frequentazione diversi: “santuari d’acqua” appare quindi uno strumento concettuale operativo da sottoporre a verifica attraverso due principali strategie d’indagine, quella comparativa e quella interdisciplinare.

L’analisi archeologica relativa ai luoghi di culto caratterizzati dalla presenza dell’acqua, alla loro ubicazione topografica, alle strutture correlate all’acqua (tubature, vasche, fontane, cisterne, pozzi), procede contestualmente all’analisi delle testimonianze storico-letterarie intorno ai singoli complessi santuariali da un lato, al ruolo delle acque “sacre” nel culto dall’altro. Si intende pertanto procedere a una lettura della dimensione materiale e simbolica, nella consapevolezza che, se l’acqua sembra in genere manifestarsi come canale di mediazione tra umano ed extraumano, essa agisce in modo profondamente differente all’interno dei diversi sistemi storico-religiosi che hanno abitato ed abitano il Mediterraneo.

In una prospettiva storico-comparativa, propria della Storia delle religioni, particolare rilevanza si intende attribuire all’indagine del rapporto acqua-divinazione-terapia, là dove l’attività iatrica e iatromantica si configura spesso come azione nomotetica e la cura non si risolve esclusivamente nella rimozione della malattia.

Se questo è l’ambito cui si dirige l’attività di ricerca di Chiara Cremonesi (Storica delle religioni), Paolo Scarpi (Storico delle religioni) e Francesca Veronese (Archeologa), Donatella Schmidt (Antropologa) concentra invece il proprio interesse sull’altro obiettivo dell’Unità di Padova, ovvero l’indagine del rapporto tra pellegrinaggio e aspetti naturalistici nel culto di Sant’Antonio a Padova